Gli Stati Uniti sono la meta della più grande emigrazione italiana della storia: tra il 1880 e il 1924 più di quattro milioni di italiani — soprattutto siciliani, campani, calabresi e abruzzesi — sbarcarono a Ellis Island e popolarono le Little Italy di New York (Mulberry Street), il North End di Boston, South Philadelphia, il New Jersey, Chicago, San Francisco (North Beach) e New Orleans, prima che le quote del 1924 chiudessero la porta; oggi circa 17 milioni di americani dichiarano origini italiane, il Columbus Day è festa federale dal 1937 e ottobre è il mese dell'eredità italo-americana. Vi vivono inoltre circa 300 000 cittadini italiani iscritti all'AIRE — ricercatori, manager, ristoratori, studenti — seguiti da nove consolati (New York, Boston, Filadelfia, Miami, Chicago, Detroit, Houston, Los Angeles, San Francisco) e dall'ambasciata di Washington, mentre la riforma del 2025 della cittadinanza per discendenza ha limitato a due generazioni il diritto degli italo-americani al passaporto italiano.
Repubblica federale di 335 milioni di abitanti in cui il diritto di famiglia è di competenza di ciascuno dei 50 Stati: matrimonio, divorzio, regimi patrimoniali (community property in nove Stati), successioni, affidamento, adozione, procreazione assistita e — dal 2022 — aborto cambiano attraversando un confine statale, mentre il diritto federale regola immigrazione, fisco e, dal 2015, il matrimonio per tutti. Le schede seguenti danno per ogni tema la regola americana, le differenze tra Stati e ciò che conta per un italiano: trascrizione degli atti tramite il consolato, riconoscimento automatico delle sentenze (legge 218/1995), matrimonio dello stesso sesso trascritto come unione civile, maternità surrogata diventata reato universale nel 2024, convenzioni fiscali del 1999 e del 1955, Convenzione dell'Aia per i figli.
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