Cosa fa questa pagina, e cosa non fa
Dice ciò che le grandi religioni insegnano sulla coppia, così come lo formulano esse stesse, senza decidere tra loro né giudicarle. Non dice ciò che dovete fare: negli Stati laici, queste regole vincolano solo chi vi si riconosce, e la legge civile — il matrimonio civile, il divorzio, la filiazione — non le riprende. In altri paesi, la religione è il diritto del matrimonio: Israele, il Libano, la maggior parte dei paesi di diritto musulmano, l’India per lo statuto personale. La pagina sulla cerimonia religiosa e le schede paese del sito dicono quanto vale un matrimonio religioso davanti alla legge.
Sono presentate sette tradizioni: il cattolicesimo, l’ortodossia, il protestantesimo (con le sue due famiglie, le Chiese storiche e le Chiese evangeliche), l’islam, l’ebraismo, l’induismo e il buddismo. Ciascuna è variegata al suo interno; si dà qui la posizione ufficiale o maggioritaria, e le principali eccezioni.
Bisogna sposarsi prima di avere rapporti sessuali?
Tutte le religioni del Libro rispondono sì, con gradi di fermezza diversi; le religioni dell’Asia rispondono soprattutto con l’usanza.
- Cattolicesimo. I rapporti sessuali sono riservati al matrimonio; al di fuori, sono un peccato — la «fornicazione» del Catechismo (n. 2353). La Chiesa non fa eccezione per i fidanzati né per le coppie stabili. In pratica, la stragrande maggioranza dei cattolici d’Europa ha rapporti prima del matrimonio; la Chiesa lo sa e mantiene la regola.
- Ortodossia. Stessa regola, con la stessa distanza tra la dottrina e la pratica; la castità prima del matrimonio è un ideale ascetico, e la coppia che ha vissuto insieme prima viene sposata senza difficoltà.
- Protestantesimo. Le Chiese storiche (luterane, riformate, anglicane) insegnano che la sessualità trova il suo senso nel matrimonio, ma la maggior parte non condanna più i rapporti di una coppia stabile che si impegna; le Chiese evangeliche e pentecostali, invece, chiedono l’astinenza fino al matrimonio, a volte con impegni pubblici (i movimenti della «purezza»).
- Islam. Divieto netto: ogni rapporto sessuale fuori dal matrimonio è la zina, proibita dal Corano (17:32; 24:2). Il matrimonio religioso — il nikah, un contratto — è la sola via; per questo alcune coppie si sposano religiosamente presto, ancora prima di vivere insieme. In diversi paesi di diritto musulmano, la zina è anche un reato.
- Ebraismo. La legge ebraica tradizionale riserva i rapporti al matrimonio — le regole di purezza familiare (niddah, bagno rituale) li rendono del resto impraticabili fuori dal matrimonio; l’ebraismo liberale e buona parte dell’ebraismo masortì lasciano la questione alla coscienza.
- Induismo. I testi del dharma fanno dello studente un brahmachari, votato alla continenza, fino al matrimonio, e la norma sociale resta molto forte in India; ma non esiste un’autorità che la fissi per tutti gli indù, e le pratiche variano molto secondo le comunità e i paesi.
- Buddismo. Il terzo precetto vieta la «cattiva condotta sessuale» — l’adulterio, la costrizione, l’abuso — ma nessun testo esige il matrimonio prima dei rapporti; sono le culture dei paesi buddisti a decidere, spesso nel senso del riserbo.
I doveri dei coniugi secondo le religioni
Tutte le tradizioni chiedono la fedeltà e il sostegno reciproco; differiscono sulla natura del legame — sacramento, contratto, rito — e su ciò che implica.
- Cattolicesimo. Il matrimonio è un sacramento, indissolubile, tra un uomo e una donna, «ordinato al bene dei coniugi e alla procreazione ed educazione della prole» (canone 1055). I coniugi si devono fedeltà, aiuto, apertura alla vita — la contraccezione artificiale resta vietata dall’Humanae vitae (1968), i metodi naturali sono ammessi — e un’uguaglianza di diritti e di doveri (canone 1135). Niente divorzio: un matrimonio può solo essere dichiarato nullo, se non è mai stato valido.
- Ortodossia. Anch’esso un sacramento, ma la Chiesa ammette il divorzio in casi limitati (l’adulterio, l’abbandono) per «economia», e il nuovo matrimonio, fino a tre volte, con un rito penitenziale.
- Protestantesimo. Il matrimonio non è un sacramento — Lutero ne faceva una «cosa del mondo» — ma un’alleanza benedetta da Dio; fedeltà, sostegno, condivisione; il divorzio è accettato come un fallimento, senza esclusione, e il nuovo matrimonio è possibile.
- Islam. Il nikah è un contratto, con testimoni e una dote (mahr) dovuta dal marito alla moglie, che ne resta proprietaria. Il marito deve il mantenimento (nafaqa): alloggio, cibo, vestiti; la moglie deve, nel diritto classico, la vita in comune e l’«obbedienza» — una nozione che molti giuristi musulmani contemporanei reinterpretano o respingono. La poligamia è permessa fino a quattro mogli, a condizioni di equità, e vietata dalla legge in Turchia e in Tunisia. Il divorzio esiste: ripudio da parte del marito (talaq), divorzio chiesto dalla moglie (khul’), divorzio giudiziale.
- Ebraismo. Il contratto di matrimonio, la ketubbah, elenca i doveri del marito: cibo, vestiario e rapporti coniugali (onah); la moglie deve la vita in comune. Il divorzio esiste tramite il get, che il marito consegna alla moglie — da cui il problema delle donne «incatenate» (agunot) a cui viene rifiutato; l’ebraismo liberale si accontenta del divorzio civile.
- Induismo. Il matrimonio è un samskara, un rito di passaggio, suggellato dai sette passi intorno al fuoco (saptapadi), ciascuno con un voto: cibo, forza, prosperità, felicità, figli, armonia, amicizia. È in linea di principio indissolubile; in India, la legge del 1955 sul matrimonio indù ha introdotto il divorzio.
- Buddismo. Il matrimonio è una faccenda civile, non un rito; il Sigalovada Sutta dà cinque doveri del marito (rispetto, cortesia, fedeltà, fiducia nella gestione della casa, regali) e cinque della moglie (tenere la casa, accogliere, fedeltà, custodire i beni, abilità).
Il matrimonio tra persone dello stesso sesso è vietato?
È il punto su cui le religioni si dividono più nettamente — e su cui diverse si sono mosse in vent’anni.
- Cattolicesimo: no al matrimonio, sì a una benedizione. Il matrimonio resta definito come l’unione di un uomo e di una donna. Dalla dichiarazione Fiducia supplicans (dicembre 2023), un sacerdote può benedire una coppia dello stesso sesso, in modo semplice e fuori da ogni rito che somigli a un matrimonio; diverse conferenze episcopali dell’Africa e dell’Europa orientale hanno rifiutato di applicarla.
- Ortodossia: no, senza eccezioni note.
- Protestantesimo: dipende dalla Chiesa. Celebrano il matrimonio di coppie dello stesso sesso: le Chiese luterane di Svezia (2009), Danimarca (2012), Islanda (2015) e Norvegia (2017), la maggior parte delle Chiese regionali della Germania (EKD), la Chiesa di Scozia (2022), la Chiesa episcopale degli Stati Uniti (2015), la Chiesa unita del Canada e la Chiesa metodista britannica; la Chiesa protestante unita di Francia benedice queste coppie dal 2015, e in Italia la Chiesa valdese dal 2010; la Chiesa d’Inghilterra propone benedizioni dalla fine del 2023 ma non il matrimonio. Le Chiese evangeliche e pentecostali vi si oppongono.
- Islam: no in tutte le scuole; alcune moschee «inclusive», in Europa e in America del Nord, celebrano unioni, ai margini.
- Ebraismo: secondo la corrente. L’ebraismo liberale e l’ebraismo ricostruzionista celebrano questi matrimoni; l’ebraismo masortì (conservative) lo autorizza ai suoi rabbini dal 2012; l’ortodossia lo rifiuta. In Israele, dove esiste solo il matrimonio religioso, queste coppie si sposano all’estero e fanno registrare il loro matrimonio.
- Induismo e buddismo: nessun divieto dottrinale, ma nemmeno un rito stabilito; sacerdoti indù e monaci buddisti celebrano queste unioni nei paesi che le riconoscono — Taiwan dal 2019, per esempio —, e la Corte suprema dell’India ha rifiutato nel 2023 di legalizzarle. La pagina sul matrimonio tra persone dello stesso sesso e le sue schede paese dicono ciò che la legge civile permette, paese per paese.
Si può sposare qualcuno di un’altra religione?
- Cattolicesimo. Sì, con un permesso del vescovo per un «matrimonio misto» (con un cristiano non cattolico) o una dispensa per «disparità di culto» (con una persona non battezzata). Il cattolico promette di conservare la propria fede e di «fare quanto è in suo potere» perché i figli siano battezzati ed educati nella Chiesa; l’altro ne è informato, senza dover promettere.
- Ortodossia. Il matrimonio con un altro cristiano battezzato viene celebrato in chiesa, con l’impegno di educare i figli nell’ortodossia; il matrimonio con un non cristiano non viene celebrato.
- Protestantesimo. Sì, quasi sempre; le celebrazioni ecumeniche — con un sacerdote cattolico, per esempio — sono correnti.
- Islam. Un uomo musulmano può sposare una donna ebrea o cristiana, «gente del Libro»; una donna musulmana può, nel diritto classico, sposare solo un musulmano — il futuro marito si converte, e molti paesi di diritto musulmano fanno di questa regola una legge. La Tunisia l’ha abrogata nel 2017; la Turchia, il cui matrimonio è civile, non l’ha mai applicata.
- Ebraismo. I rabbini ortodossi e masortì non celebrano matrimoni misti; i rabbini liberali possono farlo, ciascuno secondo la propria coscienza. È ebreo il figlio di madre ebrea (ortodossia, masortì); l’ebraismo liberale americano riconosce anche il figlio di padre ebreo educato nell’ebraismo.
- Induismo. La tradizione sposa all’interno della comunità; in India, il matrimonio interreligioso si fa tramite la legge civile del 1954 (Special Marriage Act) o per conversione, e alcuni templi celebrano unioni miste.
- Buddismo. Nessun ostacolo.
I doveri verso i figli
- Cattolicesimo. Far battezzare il bambino «entro le prime settimane» (canone 867) ed educarlo nella fede — il canone 1136 ne fa «il dovere gravissimo e il diritto primario» dei genitori: catechismo, prima comunione, cresima; padrini e madrine si impegnano con loro.
- Ortodossia. Battesimo e crismazione fin dalla prima infanzia, comunione dei piccolissimi, padrinato.
- Protestantesimo. Battesimo dei neonati nelle Chiese storiche, con una confermazione nell’adolescenza; «presentazione» del bambino e poi battesimo all’età della scelta presso i battisti e gli evangelici; in entrambi i casi, l’istruzione religiosa è un dovere dei genitori.
- Islam. La chiamata alla preghiera sussurrata all’orecchio del neonato, il nome dato il settimo giorno con il sacrificio dell’aqiqa, la circoncisione dei maschi, l’apprendimento della preghiera dai sette anni e del Corano; il figlio segue la religione del padre, che ne deve il mantenimento, e le regole di custodia (hadana) affidano i bambini piccoli alla madre.
- Ebraismo. La circoncisione del bambino all’ottavo giorno (brit milah), l’imposizione del nome alla bambina, l’educazione — il Talmud impone al padre di insegnare la Torah, un mestiere e «a nuotare» —, il bar mitzvah a tredici anni e il bat mitzvah a dodici.
- Induismo. Una serie di riti di passaggio: l’imposizione del nome verso l’undicesimo giorno, il primo boccone solido, il primo taglio di capelli, l’iniziazione al cordone sacro per i maschi delle caste superiori; poi l’educazione e, tradizionalmente, il dovere di far sposare i figli.
- Buddismo. Ancora il Sigalovada Sutta: allontanare il figlio dal male, portarlo verso il bene, fargli imparare un mestiere, trovargli un coniuge adatto, trasmettergli l’eredità a tempo debito — e i doveri del figlio in cambio.
E davanti alla legge?
Negli Stati laici, nessuna di queste regole si impone: la legge fissa l’età, il consenso, l’uguaglianza dei coniugi, il divorzio, la filiazione, e il matrimonio religioso produce effetti solo se è anche civile — in Francia, la cerimonia religiosa non può nemmeno precedere il matrimonio civile. Altrove, il matrimonio religioso vale come matrimonio civile — in Italia, con il matrimonio concordatario e quello dei culti ammessi, una volta trascritto; così in Spagna, Polonia, Regno Unito, Grecia… —, oppure è il solo matrimonio che esiste (Israele, Libano, la maggior parte dei paesi del Golfo e del Maghreb). La pagina sulla cerimonia religiosa e le schede paese del sito danno la regola di ogni paese; quelle sul matrimonio civile e sul consenso dicono ciò che la legge esige da ogni coppia, quale che sia la sua religione.
