Da dove viene questo prodotto
La cannabis si ricava dalla canapa indiana, coltivata all'aperto nei paesi caldi e, sempre più spesso, sotto le lampade in coltivazioni indoor vicine ai luoghi di consumo. L'erba è il fiore essiccato; la resina si ottiene pressando la polvere di tricomi. Una parte crescente del mercato europeo non arriva più dal Marocco ma da coltivazioni locali, il che ha fatto salire il contenuto medio di tetraidrocannabinolo (THC): raramente superava l'8 % negli anni 1990, oggi si colloca spesso tra il 15 e il 25 % per l'erba e può superare il 30 % in alcune resine. Gli estratti concentrati (oli, «wax», «shatter») salgono ancora molto più in alto.
Un po' di storia
La canapa viene addomesticata in Asia centrale, per la fibra e i semi, più di diecimila anni fa. La prova più antica del suo uso psicotropo viene da bracieri trovati in un cimitero del Pamir, nella Cina occidentale, vecchi di 2 500 anni, nei quali si bruciava cannabis ricca di THC. L'hashish si diffonde nel mondo musulmano a partire dal XII secolo; in India il bhang accompagna le feste religiose da secoli.
La medicina europea la scopre grazie a William O'Shaughnessy, medico della Compagnia delle Indie, che la riporta nel 1839; il Club des Hachichins riunisce a Parigi, nel 1844, Moreau de Tours, Baudelaire e Gautier. Le tinture di cannabis figurano nelle farmacopee fino agli anni 1930. Poi il vento cambia: la convenzione di Ginevra del 1925 la classifica tra gli stupefacenti, gli Stati Uniti la tassano fino al divieto nel 1937, e la Convenzione unica del 1961 impone il divieto al mondo intero.
Il THC viene isolato solo nel 1964, da Raphael Mechoulam a Gerusalemme, e i recettori sui quali agisce, il sistema endocannabinoide, vengono scoperti tra il 1988 e il 1992. I Paesi Bassi tollerano i coffee-shop dal 1976; l'Uruguay legalizza nel 2013, il Canada nel 2018, la Germania nel 2024, una parte degli Stati americani dal 2012, mentre il contenuto di THC dei prodotti venduti è triplicato in vent'anni.
In quali forme si trova
- L'erba, fumata in sigaretta rollata, spesso mescolata al tabacco — il che aggiunge una dipendenza da nicotina alla dipendenza dal THC.
- La resina, scaldata e sbriciolata. È la forma più spesso adulterata: cera, paraffina, henné, coloranti, a volte piombo.
- Gli edibili (dolci, caramelle, gommose). L'effetto impiega da una a tre ore per salire, il che spinge a prendere un'altra dose prima che la prima agisca: è la causa più frequente di intossicazione acuta nei principianti e nei bambini che li ingeriscono per sbaglio.
- Le cartucce da svapo e i concentrati, molto dosati, che rilasciano in una boccata l'equivalente di parecchie sigarette di cannabis.
- I prodotti detti «CBD», legali in molti paesi ma la cui composizione reale è a volte molto diversa: vedere la pagina dedicata ai cannabinoidi sintetici.
Quello che cerca chi lo prende
Rilassamento, disinibizione, sensazione che il tempo rallenti, appetito, socievolezza, a volte attacchi di riso. In alcuni, una sedazione cercata per dormire o per far tacere un'ansia. È proprio questo uso come «medicina» che installa con più sicurezza la dipendenza: il prodotto diventa l'unica risposta disponibile a uno stato interiore penoso.
Gli effetti indesiderati immediati
- Bocca secca, occhi rossi, accelerazione del cuore, calo di pressione alzandosi in piedi.
- Disturbo della coordinazione e della stima delle distanze: il rischio di incidente stradale si moltiplica, e molto di più quando si aggiunge l'alcol.
- Perdita della memoria immediata, difficoltà a seguire una conversazione o una lezione.
- Crisi d'angoscia acuta, sensazione di morte imminente, a volte idee di persecuzione: il «bad trip» non è riservato alle dosi alte, capita spesso al consumatore occasionale.
- Vomito ripetuto e incoercibile nell'utilizzatore quotidiano di lunga data, alleviato solo da docce molto calde: è la sindrome da iperemesi cannabinoide, a lungo sconosciuta.
I rischi a medio e lungo termine
Il rischio principale non è la morte per overdose — non è descritta per la sola cannabis — ma l'installarsi silenzioso di tre cose. Prima una dipendenza: circa un consumatore su dieci, e quasi uno su sei quando l'uso è cominciato nell'adolescenza. Poi un abbandono scolastico o professionale, per perdita di memoria di lavoro e di motivazione, che si corregge lentamente smettendo. Infine un rischio psicotico: la cannabis non crea la schizofrenia ma ne anticipa l'età di comparsa e scatena episodi nelle persone predisposte, tanto più quando il prodotto è molto dosato e il consumo precoce e quotidiano.
Fumata con il tabacco, aggiunge l'insieme dei rischi del tabacco: bronchite cronica, tumori delle vie respiratorie, malattia cardiovascolare. La combustione di uno spinello espone a più catrame di una sigaretta, perché si inala più profondamente e senza filtro.
Come riconoscere un consumo
- Odore caratteristico sui vestiti e nella camera, deodoranti o incenso in eccesso.
- Occhi rossi e colliri «antirossore», gocce per gli occhi inspiegate.
- Cartine, filtri di cartone, grinder, accendini in quantità, bilancia di precisione.
- Fame notturna, sonno sfasato, risvegli molto difficili.
- Calo dei risultati scolastici, abbandono di attività che contavano, cambiamento brusco di amici.
Sul piano analitico, il THC è rilevabile nelle urine per circa tre giorni dopo un uso singolo, una o due settimane nell'utilizzatore regolare e fino a un mese o più nel consumatore quotidiano di lunga data, perché si accumula nei grassi. Nel sangue la finestra è molto più breve, da qualche ora a uno o due giorni. Un test positivo non prova quindi mai un consumo recente.
Perché l'effetto è più forte nell'adolescente
Il cervello termina la sua maturazione verso i venticinque anni, e la corteccia prefrontale — quella del controllo dell'impulso, della pianificazione e dell'attenzione — è l'ultima servita. Il sistema endocannabinoide svolge un ruolo diretto in questa potatura delle connessioni neuronali. Un'esposizione regolare durante questo periodo non produce quindi gli stessi effetti che nell'adulto: la dipendenza si installa più in fretta, la ricaduta sulla memoria e sugli apprendimenti è più marcata, e persiste parecchie settimane dopo l'interruzione. A parità di dose, per un peso minore, anche la concentrazione raggiunta è più alta. Vale per tutte le sostanze psicoattive, comprese quelle legali: una lattina di bevanda energetica rappresenta in un adolescente di 45 kg una dose di caffeina per chilo doppia rispetto a quella di un adulto.
Quando chiamare i soccorsi senza esitare
Perdita di coscienza, convulsioni, confusione importante, respiro lento o irregolare, labbra blu, dolore al petto, temperatura molto alta, agitazione incontrollabile, idee suicide. In queste situazioni si chiamano i soccorsi e si dice che cosa è stato preso: le cure dipendono da questo, e nessuno persegue chi chiama per salvare qualcuno.
