HIV e AIDS

Un'infezione che non si guarisce ma che si controlla: sotto cura efficace, l'aspettativa di vita è vicina alla norma e il virus non si trasmette più.

Illustration : VIH et sida

L'infezione

L'HIV, virus dell'immunodeficienza umana, è un retrovirus che distrugge progressivamente i linfociti CD4, cellule centrali del sistema immunitario. In assenza di cura, l'indebolimento immunitario sfocia dopo diversi anni nell'AIDS, stadio caratterizzato dalla comparsa di infezioni opportunistiche e di alcuni cancri. Con le terapie antiretrovirali, questa evoluzione non ha più nulla di ineluttabile: una persona diagnosticata presto e curata ha oggi un'aspettativa di vita paragonabile a quella della popolazione generale.

I punti chiave

AgenteRetrovirus, principalmente HIV-1
PrimoinfezioneSindrome simil-influenzale 2-4 settimane dopo il contagio, nella metà dei casi
Tempo per un test affidabile6 settimane con un test combinato di laboratorio, 3 mesi con un test rapido
GuarigioneNo, ma controllo completo sotto cura
Carica virale non rilevabileIl virus non si trasmette più per via sessuale
PrevenzionePreservativo, PrEP, terapia post-esposizione
Terapia d'urgenzaDa iniziare idealmente entro 4 ore, al più tardi entro 48-72 ore

Come si trasmette

Il virus si trasmette attraverso il sangue, lo sperma, le secrezioni vaginali e anali, e il latte materno. I rapporti anali non protetti presentano il rischio più alto, seguiti dai rapporti vaginali; la fellatio comporta un rischio basso ma non nullo. Condividere materiale per iniezione è molto rischioso. La trasmissione dalla madre al bambino, un tempo frequente, è oggi quasi interamente evitabile quando la madre è diagnosticata e curata. L'HIV non si trasmette né con la saliva, né con le lacrime, né con un contatto ordinario.

I sintomi

Da due a quattro settimane dopo il contagio, circa una persona su due presenta una primoinfezione: febbre, stanchezza, linfonodi, mal di gola, eruzione cutanea, un quadro che somiglia a un'influenza o a una mononucleosi e che molto spesso passa inosservato. Segue una fase senza sintomi che può durare anni, durante la quale il virus si moltiplica e resta trasmissibile. I segni compaiono solo allo stadio avanzato, quando l'immunità è già molto danneggiata.

Il test

Il test di riferimento è un test combinato di laboratorio, che rileva insieme gli anticorpi e l'antigene p24; è affidabile sei settimane dopo l'esposizione. I test rapidi e gli autotest, che rilevano solo gli anticorpi, sono affidabili a tre mesi. Una PCR può rilevare il virus prima, in genere già da dieci-quindici giorni, ma è usata solo in situazioni particolari. Il test è gratuito e anonimo nei centri dedicati, e gli autotest sono venduti in farmacia.

La cura

La terapia antiretrovirale associa più molecole, il più delle volte riunite in un'unica compressa quotidiana; esistono anche forme iniettabili ad azione prolungata, somministrate ogni otto settimane. Rende la carica virale non rilevabile in poche settimane o pochi mesi. Va presa senza interruzione: un'interruzione della terapia fa risalire la carica virale e rende il virus di nuovo trasmissibile. Il follow-up comprende controlli regolari della carica virale e dei CD4.

Senza cure

Senza cura, il calo dei CD4 espone alle infezioni opportunistiche — pneumocistosi, toxoplasmosi cerebrale, tubercolosi — e ad alcuni cancri, che definiscono lo stadio AIDS. Con una cura precoce e seguita, queste complicanze non si verificano. Le sfide si spostano allora verso l'invecchiamento, il rischio cardiovascolare e le interazioni tra farmaci, che fanno parte del follow-up a lungo termine.

La prevenzione

Cosa è cambiato di recente

Forme iniettabili di prevenzione a durata d'azione molto lunga sono state valutate e poi autorizzate: un'iniezione semestrale ha mostrato un'efficacia vicina al 100 % negli studi pubblicati nel 2024, aprendo la via a una prevenzione che non si basa più su un'assunzione quotidiana.

Dopo la diagnosi

Da ricordare

La terapia d'urgenza dopo un'esposizione ha senso solo nelle primissime ore. Non rimandate al giorno dopo: oltre le 48-72 ore non viene più proposta.

Un po' di storia

Il 5 giugno 1981 il bollettino settimanale dei CDC di Atlanta segnala cinque casi di una polmonite rara in giovani omosessuali di Los Angeles: è il primo segnale ufficiale dell'epidemia. Il virus è isolato nel 1983 all'Istituto Pasteur da Françoise Barré-Sinoussi e Luc Montagnier (premio Nobel 2008), poi dall'équipe di Robert Gallo nel 1984; riceve il nome definitivo, HIV, nel 1986. Oggi si sa che l'HIV-1 proviene da un virus dello scimpanzé del Camerun sud-orientale, passato all'uomo all'inizio del XX secolo; il più antico campione umano positivo risale al 1959, a Kinshasa, dove l'epidemia ha covato per decenni prima di essere notata.

I primi anni sono quelli della morte quasi certa e della stigmatizzazione. L'AZT, prima cura, arriva nel 1987 con effetti limitati; la svolta è il 1996, quando le triterapie presentate alla conferenza di Vancouver trasformano una malattia mortale in una malattia cronica. Seguono le terapie in una compressa al giorno, la profilassi pre-esposizione (PrEP, autorizzata negli Stati Uniti nel 2012, in Francia nel 2016), il messaggio «non rilevabile = non trasmissibile» convalidato dagli studi degli anni 2010, e nel 2025 le prime iniezioni di prevenzione semestrali.

Il bilancio resta immenso: oltre 44 milioni di morti dall'inizio dell'epidemia secondo UNAIDS, e circa 41 milioni di persone che vivono oggi con il virus, di cui quasi tre quarti in cura. Nessun vaccino è ancora arrivato al traguardo; alcune guarigioni dopo trapianto di midollo (il «paziente di Berlino», 2008) mostrano che l'idea non è assurda, ma restano eccezionali.

Le differenze tra paesi

Le cure sono le stesse ovunque, ma l'accesso, i programmi di prevenzione, la gratuità e le strutture competenti cambiano completamente da un paese all'altro. La pagina generale sulle IST indica dove fare il test e a chi rivolgersi.

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A chi rivolgersi per questo problema?

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Per approfondire

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