Questa è una pagina di informazione giuridica e sociale. Non elenca luoghi né servizi, non descrive nulla e non consiglia nulla: spiega cosa la legge permette, vieta e punisce nei vari paesi, e dove trovare aiuto.
Uscire dalla prostituzione, o aiutare qualcuno
Italia: Numero verde antitratta 800 290 290 (gratuito, 24 ore, in più lingue), 1522, 112; Comunità Papa Giovanni XXIII (unità di strada in tutta Italia, case di accoglienza), Be Free (Roma), Casa Rut (Caserta), Progetto Roxanne (Roma), On the Road (Marche, Abruzzo), Lule (Lombardia), Progetto Oltre la Strada (Emilia-Romagna). Svizzera: Aiuto alle vittime 0848 840 040, Primis (Ticino), FIZ (Zurigo), Aspasie (Ginevra). Minore in pericolo: 19696 o 114.
Tre modelli nel mondo
Quasi tutti i paesi hanno una legge sulla prostituzione, e quasi tutti ne puniscono lo sfruttamento da parte di terzi. La differenza sta in cosa fanno dell’atto in sé e delle due persone coinvolte. Si distinguono tre grandi famiglie.
- Il proibizionismo: l’atto è vietato, la persona prostituita e il cliente sono punibili. È il regime degli Stati Uniti (reato in tutti gli Stati tranne alcune contee rurali del Nevada; multa, breve detenzione, precedenti penali), della Cina (detenzione amministrativa fino a quindici giorni e multa; i campi di «rieducazione» sono stati aboliti nel 2019), della Russia (sanzione amministrativa), della Corea del Sud (legge del 2004 che punisce entrambe le parti), delle Filippine, della Thailandia (illegale dal 1960 ma ampiamente tollerata) e della maggior parte dei paesi musulmani: in Arabia Saudita, Iran, Emirati, Afghanistan la prostituzione rientra nella zina ed è punita con carcere, frustate, espulsione per gli stranieri e talvolta con la pena capitale. Un viaggiatore sorpreso con una persona prostituita in questi paesi rischia la prigione; le ambasciate non possono nulla.
- Il regolamentarismo: la prostituzione è un’attività legale, inquadrata da licenze, registri, talvolta controlli sanitari e zone autorizzate. Sono i Paesi Bassi (case chiuse legali dal 2000; il quartiere a luci rosse di Amsterdam, De Wallen, con le sue vetrine, ne è il simbolo, ma la città ne ha chiuse più di un terzo dal 2007, ha alzato l’età minima a 21 anni e ha deciso di spostare l’attività in un «centro erotico» fuori dal centro storico), la Germania (legge del 2002 e legge di tutela del 2017 che impone registrazione, colloquio sanitario e preservativo; circa 30.000 persone registrate per un numero reale stimato dieci volte superiore), la Svizzera, l’Austria (registro e controlli sanitari settimanali), la Grecia, la Turchia (case chiuse statali in via di chiusura), il Senegal (unico paese africano ad averla legalizzata, nel 1969, con libretto sanitario), l’Uruguay, gran parte dell’America Latina e alcune contee del Nevada. La Nuova Zelanda (2003), il Nuovo Galles del Sud in Australia e, dal 2022, il Belgio vanno oltre: la depenalizzazione completa, con la prostituzione come un lavoro qualsiasi — il Belgio ha persino approvato nel dicembre 2024 una legge che dà alle persone prostituite contratto di lavoro, previdenza e diritto di rifiutare un cliente o un atto.
- L’abolizionismo, o «modello nordico»: la persona prostituita non è punibile ed è considerata una vittima da aiutare; si puniscono lo sfruttatore e, dalla Svezia nel 1999, il cliente. Norvegia e Islanda hanno seguito nel 2009, il Canada nel 2014, l’Irlanda del Nord nel 2015, la Francia nel 2016 (multa di 1.500 €; le case chiuse vi sono vietate dal 1946), l’Irlanda nel 2017, Israele nel 2020. Regno Unito, Italia, Spagna e Portogallo sono in posizione intermedia: l’atto non è reato, ma lo sono lo sfruttamento, il favoreggiamento e, secondo il paese, l’adescamento o le case chiuse.
L’Italia: la legge Merlin, e dopo
Fino al 1958 l’Italia era regolamentarista: le «case di tolleranza» erano autorizzate dallo Stato, le donne iscritte e sottoposte a visite sanitarie obbligatorie. La legge Merlin (n. 75 del 20 febbraio 1958), voluta dalla senatrice socialista Lina Merlin dopo dieci anni di battaglia, chiuse le circa 560 case chiuse del paese e abolì ogni registrazione: da allora l’Italia è un paese abolizionista. Prostituirsi non è reato; lo sono il reclutamento, l’induzione, il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione altrui, e la gestione di locali a questo scopo (articolo 3: da due a sei anni di reclusione e multa da 258 a 10.329 euro, raddoppiati con minori o violenza). La Corte costituzionale ha confermato la legge nel 2019 (sentenza 141, nel caso delle escort di Tarantini): anche il favoreggiamento della prostituzione «libera» resta reato, perché la libertà di chi si prostituisce è considerata, di regola, condizionata. L’adescamento in luogo pubblico non è più reato dal 1999 ma un illecito amministrativo, e dal 2008 decine di comuni — Milano, Roma, Torino, Firenze, Bologna, Padova — hanno emanato ordinanze anticlienti con multe da 200 a 500 euro per chi contratta in strada e per chi si offre, spesso annullate poi dai tribunali amministrativi. Il cliente di un minore commette reato (articolo 600 bis: da uno a sei anni, e la prostituzione minorile è punita con sei-dodici anni per chi la organizza). Ogni legislatura vede depositate proposte opposte: riaprire le case chiuse con tassazione (Lega, in più occasioni), o adottare il modello nordico punendo il cliente (proposte di area cattolica e femminista); nessuna è mai passata.
I numeri, per natura incerti: 75.000-120.000 persone si prostituiscono in Italia secondo le stime più citate (Parsec, Codacons, Comunità Papa Giovanni XXIII), a maggioranza straniere — nigeriane (con il giuramento juju e un «debito» di 30.000-60.000 euro), romene, albanesi, cinesi nei «centri massaggi», sudamericane; la strada pesa ancora per circa la metà (statali e periferie delle grandi città, litorale domizio, Riviera romagnola), il resto si è spostato in appartamento e online. Sono legali gli spettacoli di spogliarello e i night club con licenza di pubblico spettacolo, in cui è vietato ogni contatto; i locali con «intrattenitrici» che vendono compagnia e bottiglie sono legali e noti soprattutto per i conti gonfiati.
La Svizzera italiana e il resto della Confederazione
In Svizzera la prostituzione è legale dal 1942 come esercizio della libertà economica ed è regolata cantone per cantone: nel Ticino la legge cantonale del 2001 impone la notifica alla polizia, l’autorizzazione per i locali (i «postriboli» di Lugano, Chiasso e Mendrisio sono censiti e ispezionati) e il divieto di esercizio in strada fuori dalle zone stabilite; Zurigo ha spostato nel 2013 la prostituzione di strada dal Sihlquai a un’area controllata ad Altstetten. Sono reati il promovimento della prostituzione (articolo 195 del Codice penale: fino a dieci anni) e la tratta (articolo 182). Per le cittadine extra-UE l’attività senza permesso di dimora è illegale — ed è la porta d’ingresso principale della tratta; le italiane e le altre cittadine UE possono esercitare con la procedura di notifica dei 90 giorni.
Lo sfruttamento: cosa punisce la legge
Qualunque sia il modello, vivere della prostituzione di un altro, controllarla, organizzarla o trarne profitto è reato ovunque: da due a sei anni in Italia, fino a dieci in Svizzera, fino a cinque in Germania. Il fidanzato, il «protettore», la padrona di casa che si tiene il denaro sono sfruttatori agli occhi della legge, quali che siano i sentimenti. La maman nigeriana che ha «anticipato» il viaggio e il ragazzo romeno che «si innamora» e poi manda in strada sono le due figure più frequenti nei processi italiani.
La tratta di esseri umani
Reclutare, trasportare, ospitare o accogliere una persona per sfruttarla — con violenza, inganno, abuso di una situazione di vulnerabilità o pagamento a un terzo — è tratta di esseri umani, definita dal Protocollo di Palermo (2000, firmato proprio in Italia), dalla direttiva europea del 2011 e dall’articolo 601 del codice penale: da otto a venti anni di reclusione; la riduzione in schiavitù (articolo 600) è punita allo stesso modo. Il sistema antitratta finanziato dal Dipartimento per le pari opportunità prende in carico ogni anno circa 2.000 persone, per due terzi donne nigeriane. L’articolo 18 del Testo unico sull’immigrazione, unico in Europa, dà alla vittima un permesso di soggiorno per protezione sociale anche senza denuncia, con un percorso di inserimento; il numero verde 800 290 290 è il punto d’ingresso. La pagina sulla schiavitù oggi colloca la tratta nella sua storia.
Salute e sicurezza
Le persone prostituite accumulano rischi: infezioni sessualmente trasmissibili (i test sono gratuiti e anonimi nei consultori e nei centri MTS; la PrEP e la profilassi post-esposizione sono accessibili a tutti), violenze, precarietà, consumo di sostanze, disturbi psichici. Le unità di strada — Comunità Papa Giovanni XXIII, Lule, On the Road, Lila, i servizi dei comuni — offrono cure, test e preservativi senza condizioni; le stesse associazioni e le case di accoglienza accompagnano l’uscita. Il Comitato per i diritti civili delle prostitute (Pordenone), fondato da Carla Corso e Pia Covre nel 1982, difende invece i diritti di chi vuole continuare. Le due reti, che si oppongono sulla legge, concordano su un punto: nessuno deve restare solo con ciò che vive. Dal lato del cliente, le pagine sulle infezioni sessualmente trasmissibili e sul consenso ricordano l’essenziale.
E altrove
Francia: case chiuse vietate dal 1946, clienti multati di 1.500 € dal 2016, percorso di uscita con permesso di soggiorno. Spagna: nessuna legge sull’atto, i «club de alterne» funzionano come locali, proposta di legge abolizionista in discussione. Regno Unito: vendere e comprare è legale, tutto ciò che sta intorno è reato. Giappone: rapporto a pagamento vietato dal 1956, con un’enorme industria del fūzoku negli interstizi della legge. San Marino: sfruttamento punito, prostituzione non regolamentata. Le schede paese della sezione Paesi e la pagina sulla schiavitù oggi completano questa pagina.
