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Da dove viene l'astrologia: Babilonia, la Grecia e dopo
Dai presagi babilonesi al tema astrale di Alessandria, da Roma a Baghdad e alle università medievali, poi la rottura del XVII secolo e il ritorno attraverso i giornali nel 1930: quattromila anni di astrologia, e perché esistono due zodiaci.
Babilonia: presagi prima degli oroscopi
L'astrologia non è nata con gli oroscopi ma con i presagi. In Mesopotamia, fin dal II millennio prima della nostra era, i letterati annotavano ciò che accadeva nel cielo — eclissi, aloni, congiunzioni, apparizioni di Venere — e ciò che seguiva sulla terra: la morte di un re, una piena, una sconfitta. La grande serie Enūma Anu Enlil, una settantina di tavolette note soprattutto dalle copie della biblioteca di Assurbanipal a Ninive (VII secolo), ne è la raccolta: «se la Luna è circondata da un alone e Giove vi si trova, il re sarà assediato». Questi presagi riguardavano lo Stato, non gli individui, e gli astronomi-scribi inviavano i loro rapporti al palazzo come bollettini di intelligence.
Per prevedere anziché constatare, servivano le matematiche. Il compendio MUL.APIN, verso il 1000 prima della nostra era, catalogava le stelle e i periodi; nel V secolo, gli astronomi babilonesi compiono un passo decisivo: dividono la fascia di cielo in cui circolano il Sole, la Luna e i pianeti in dodici parti uguali di 30 gradi, chiamate con i nomi delle costellazioni vicine. Lo zodiaco è nato — non come un'osservazione, ma come uno strumento di calcolo, un sistema di coordinate. I primi oroscopi individuali conosciuti seguono di poco: il più antico, su una tavoletta cuneiforme, riguarda un bambino nato nell'aprile del 410 prima della nostra era; se ne sono ritrovati una trentina, che elencano sobriamente le posizioni degli astri alla nascita, con talvolta una riga di pronostico.
Alessandria: l'invenzione del tema astrale
L'astrologia come la conosciamo — il tema redatto per un individuo, con ascendente, case, aspetti e domicili — è una creazione ellenistica, nata nell'Egitto dei Tolomei nel II e I secolo prima della nostra era, dove si incontravano lo zodiaco babilonese, l'astronomia greca e le tradizioni egizie dei decani, quelle 36 stelle o gruppi di stelle il cui sorgere segnava le ore della notte. I trattati fondatori, attribuiti a un faraone e a un sacerdote leggendari, Nechepso e Petosiride, sono perduti, ma i loro eredi ci sono: il poema latino di Manilio (I secolo), il Carmen astrologicum di Doroteo di Sidone, l'Antologia di Vettio Valente (II secolo), piena di temi reali di clienti, e soprattutto il Tetrabiblos di Claudio Tolomeo, verso il 150, che dà all'astrologia la sua giustificazione fisica — gli astri agiscono per il caldo, il freddo, l'umido e il secco — e la fissa per quindici secoli. La parola stessa viene da lì: hōroskopos, «che osserva l'ora», designava il punto dell'eclittica che sorge alla nascita, il nostro ascendente.
Un dettaglio di Tolomeo avrà conseguenze immense: ancora lo zodiaco all'equinozio di primavera e non alle stelle. Alla sua epoca i due quasi coincidevano; la precessione li ha da allora allontanati di 24 gradi, ed è per questo che l'astrologia indiana, rimasta siderale, non dà gli stessi segni della nostra. Lo zodiaco scolpito sul soffitto del tempio di Dendera, verso il 50 prima della nostra era e oggi al Louvre, mostra il momento in cui segni greci e decani egizi si sono fusi.
Roma: vietata e onnipresente
A Roma l'astrologia è praticata al vertice e regolarmente vietata. Augusto fa coniare il Capricorno, il suo segno, sulle monete; Tiberio tiene accanto a sé l'astrologo Trasillo; e il Senato espelle i «Caldei» dalla città più volte, fin dal 139 prima della nostra era, perché predire la morte di un imperatore è un crimine politico. Un editto di Augusto, nell'anno 11, vieta i consulti a tu per tu e le domande sulla morte di chiunque. La Chiesa nascente vi vede poi una negazione del libero arbitrio, e i Padri la condannano — senza impedire che i vescovi dell'alto Medioevo continuino a leggerla.
L'India, Baghdad, Toledo: il lungo giro
Il tema greco viaggia verso est fin dal II secolo: lo Yavanajataka, «l'oroscopia dei Greci», lo adatta in sanscrito, e l'India lo innesta sulle proprie nakshatra per produrre il jyotish, che resta oggi la tradizione astrologica più viva del mondo. Viaggia anche verso Baghdad: la città stessa è fondata nel 762 in una data scelta dagli astrologi del califfo, e Mashallah, Abu Ma'shar (IX secolo) e al-Biruni traducono, criticano e arricchiscono l'eredità greca e persiana — le rivoluzioni solari, le «parti», le grandi congiunzioni di Giove e Saturno che scandirebbero la storia degli imperi e delle religioni. È attraverso i loro libri, tradotti in latino a Toledo e altrove nel XII secolo, che l'Europa riscopre Tolomeo, che aveva dimenticato.
Nel Medioevo e nel Rinascimento l'astrologia è una disciplina universitaria, insegnata con la medicina: si salassa secondo il segno della Luna, si disegna l'«uomo zodiacale» nei libri d'ore, si sceglie l'ora delle battaglie e dei matrimoni principeschi. La Chiesa distingue l'astrologia «naturale», ammessa, dall'astrologia «giudiziaria» che pretende di leggere il destino delle persone, condannata dalle bolle di Sisto V (1586) e di Urbano VIII (1631) — quest'ultimo egli stesso grande consumatore di oroscopi. Nostradamus pubblica le sue Profezie nel 1555; Keplero redige temi per Wallenstein scrivendo al contempo che l'astrologia è «la figlia folle» dell'astronomia, che la nutre; Galileo ne compila per le figlie e i protettori, e l'Inquisizione di Padova indaga su di lui nel 1604 per fatalismo astrologico.
La rottura, poi il ritorno
Ciò che uccide l'astrologia dotta non è una confutazione ma un cambiamento di mondo. Con Copernico, Keplero e Newton, la Terra cessa di essere il centro verso cui gli astri «irradiano», i pianeti diventano corpi ordinari sottoposti alla gravitazione, e la giustificazione fisica di Tolomeo crolla senza essere sostituita. In un secolo, dal 1650 al 1750, l'astrologia scompare dalle università e dalle corti; sopravvive negli almanacchi popolari — l'Old Moore's Almanack inglese esce senza interruzione dal 1697 — e presso alcuni praticanti come William Lilly, la cui Christian Astrology (1647) è il primo grande manuale in lingua volgare.
Il ritorno viene dall'Inghilterra nel XIX secolo, portato dagli almanacchi di «Raphael» e «Zadkiel», poi dalla teosofia. Alan Leo (1860–1917), teosofo ed editore, fa due cose decisive: sposta l'astrologia dalla predizione alla descrizione del carattere — meno attaccabile in tribunale, dove fu due volte processato per divinazione — e semplifica tutto intorno al segno solare, che si può conoscere senza tema. La tappa successiva è un giornale: il 24 agosto 1930 il Sunday Express pubblica l'oroscopo della principessa Margaret, nata tre giorni prima, redatto da R. H. Naylor; il successo è tale che il giornale gli commissiona una rubrica, e la stampa di tutto il mondo segue. L'oroscopo da giornale, con i suoi dodici paragrafi, data da lì: ha meno di un secolo.
Il XX secolo vi aggiunge uno strato psicologico — Jung se ne interessa e inventa la «sincronicità» per renderne conto senza causalità, Dane Rudhyar e Liz Greene ne fanno un linguaggio della personalità — e uno strato di test. Michel Gauquelin crede di trovare nel 1955 un «effetto Marte» nei campioni sportivi, che trent'anni di controversie attribuiranno a distorsioni di selezione; nel 1985 il test in doppio cieco di Shawn Carlson, pubblicato su Nature, mostra che astrologi affermati non abbinano meglio del caso temi e profili di personalità; nel 2003 lo studio dei «gemelli temporali» — più di duemila londinesi nati a pochi minuti di distanza nel 1958 — non trova tra loro alcuna somiglianza particolare. L'astrologia non ha perso nulla della sua popolarità per questo: circa un adulto su quattro, in Europa e in Nord America, dice di crederci almeno un po'.
Perché esistono due zodiaci
L'asse di rotazione della Terra descrive lentamente un cono, come quello di una trottola, in circa 25 800 anni. Il punto dell'eclittica in cui si trova il Sole all'equinozio di primavera arretra quindi tra le stelle di un grado ogni 72 anni, di un segno intero ogni 2 150 anni: è la precessione degli equinozi, nota fin da Ipparco nel II secolo prima della nostra era. Lo zodiaco tropicale dell'astrologia occidentale segue l'equinozio — l'Ariete comincia sempre in primavera — e i suoi segni non coincidono più con le costellazioni di cui portano il nome: quando il Sole è «in Ariete» per un astrologo, è davanti alle stelle dei Pesci per un astronomo. Lo zodiaco siderale dell'India segue le stelle. Lo scarto tra i due, l'ayanamsa, è di 24 gradi nel 2026. La famosa «era dell'Acquario» non è che il passaggio del punto vernale dai Pesci all'Acquario — la cui data, a seconda del confine che si traccia tra le costellazioni, varia di diversi secoli.
E le altre astrologie?
L'astrologia cinese ha un'origine indipendente: si basa sul calendario e sul ciclo di sessanta, non sul tema planetario greco, anche se gli scambi lungo la via della seta hanno portato in Cina elementi indiani e iranici. Il tzolk'in maya è un calendario divinatorio senza legami con il Vecchio Mondo. L'astrologia indiana, invece, è davvero figlia del tema greco, che ha conservato lo zodiaco delle stelle e inventato la divisione della vita in periodi planetari.
Domande frequenti
Perché dodici segni?
Perché un anno contiene circa dodici lunazioni, e perché i Babilonesi contavano in base sessanta: dodici parti di trenta gradi danno un cerchio di 360, comodo da calcolare. Le costellazioni reali hanno dimensioni molto diseguali; lo zodiaco uguale è un'astrazione.
Esiste un tredicesimo segno?
No. L'eclittica attraversa effettivamente la costellazione dell'Ofiuco, cosa che ha fatto il giro del mondo nel 2016 in seguito a un post della NASA, ma i segni astrologici sono divisioni di 30° contate dall'equinozio, non costellazioni: sono dodici per costruzione, e l'Ofiuco non cambia nulla. La domanda mescola astronomia e astrologia.
L'astrologia è stata una scienza?
È stata una disciplina dotta, insegnata all'università e praticata da grandi astronomi, finché il modello del mondo le ha fornito un meccanismo plausibile. Ha smesso di esserlo quando quel modello è cambiato, e i test moderni non hanno trovato alcun effetto al suo posto. Resta un oggetto di storia appassionante e un linguaggio simbolico — è così che questo sito la tratta.
Da quando ci sono gli oroscopi nei giornali?
Dal 1930 in Gran Bretagna, e negli anni seguenti altrove. Gli almanacchi annuali esistevano da secoli, ma il paragrafo per segno, ogni settimana e poi ogni giorno, è un'invenzione della stampa del XX secolo.
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