Dopo un’aggressione
Andare al pronto soccorso il prima possibile, senza lavarsi se possibile: cure, prevenzione della gravidanza e delle infezioni (la profilassi dell’HIV va iniziata entro 72 ore) e raccolta delle prove anche se non si è deciso di denunciare. Italia: 1522, 112, centri antiviolenza D.i.Re, SVS Mangiagalli (Milano), Soccorso Rosa (Roma). Svizzera: 143, Aiuto alle vittime 0848 840 040. La denuncia per violenza sessuale in Italia è possibile entro dodici mesi (querela), senza limite se la vittima è minore.
Di cosa parliamo quando parliamo di «cultura dello stupro»
L’espressione, nata nel femminismo americano degli anni Settanta, indica un insieme di credenze che rendono lo stupro tollerabile: che la vittima «se l’è cercata» con i vestiti, l’alcol o la presenza in un certo luogo; che un no può voler dire sì; che il marito ha dei diritti; che l’onore della famiglia vale più della parola della donna. Non è un tratto di certi paesi, ma un gradiente: nel 2016 il 27 % degli europei riteneva che i rapporti sessuali senza consenso possano essere giustificati in alcune circostanze (Eurobarometro), con punte del 40-55 % in Romania, Ungheria e Bulgaria; l’Istat ha rilevato nel 2019 che il 39 % degli italiani pensa che una donna possa sempre sottrarsi a un rapporto se davvero non lo vuole. Quel che segue descrive i paesi in cui la legge stessa, o la sua applicazione, organizza l’impunità.
Dove stuprare la moglie non è reato
Più di trenta paesi non riconoscono lo stupro coniugale. L’India lo esclude espressamente dal reato di stupro (eccezione 2 dell’articolo 63 del nuovo codice penale del 2024, ereditata dal codice coloniale del 1860) quando la moglie ha più di 18 anni; la Corte suprema rinvia da anni. Nessuno Stato della Lega araba lo punisce (Equality Now, 2025): in Egitto, Arabia Saudita, Emirati, Kuwait, Marocco, Algeria, Libano, Giordania il dovere coniugale si presume. Nemmeno Iran, Afghanistan, Pakistan nella pratica, Bangladesh (se la moglie ha più di 13 anni), Sri Lanka, Malesia, Nigeria (nord), Etiopia, Bahamas, Haiti. In Italia la Cassazione lo riconosce come reato dal 1976 e la legge del 1996 ha trasformato la violenza sessuale da reato contro la morale pubblica a reato contro la persona.
Dove lo stupratore può sposare la vittima
Una ventina di codici penali estinguono il reato o la pena se l’autore sposa la vittima: Russia, Thailandia, Venezuela, Kuwait, Bahrein, Iraq, Libia, Algeria, Filippine, Tagikistan, Serbia. L’Italia ha abolito il proprio matrimonio riparatore solo nel 1981. La pagina sul matrimonio forzato racconta come Maghreb, Medio Oriente e America Latina le abbiano abrogate una a una.
Dove la vittima finisce accusata
Nei paesi che puniscono i rapporti fuori dal matrimonio (zina), la donna che denuncia uno stupro senza poterlo provare — nel diritto classico servono quattro testimoni maschi — confessa di fatto un reato. In Pakistan le ordinanze Hudood del 1979 hanno mandato in carcere migliaia di vittime fino alla riforma del 2006; in Sudan, Afghanistan, Iran, Arabia Saudita, nel nord della Nigeria, alle Maldive, la vittima rischia ancora la fustigazione o la prigione per «adulterio»; negli Emirati e in Qatar straniere che avevano denunciato uno stupro sono state arrestate per rapporti extraconiugali fino a date recenti. In Marocco e Tunisia la donna nubile rimasta incinta dopo uno stupro può essere processata.
L’impunità di fatto
- Sudafrica. 42.569 stupri denunciati nel 2023-24, uno dei tassi più alti del mondo, e meno del 10 % di condanne.
- India. 31.516 stupri registrati nel 2022 (NCRB), uno ogni 17 minuti, per 1,4 miliardi di abitanti: la denuncia è l’eccezione. Il caso Nirbhaya (Delhi, 2012) ha cambiato la legge, non le cifre.
- America Latina. In Messico più del 93 % dei reati sessuali non viene denunciato (ENVIPE) e una frazione minima dei denunciati arriva a sentenza; Colombia, Guatemala e Honduras superano il 90 % di impunità.
- Europa e Stati Uniti. Nemmeno il sistema giudiziario più avanzato ne è immune: in Inghilterra si condanna nel 2-3 % degli stupri denunciati; in Francia lo 0,6 % degli stupri stimati finisce in condanna; negli Stati Uniti 25 aggressioni sessuali su 1.000 portano l’autore in prigione (RAINN). In Italia l’Istat stima che solo il 12 % delle violenze sessuali venga denunciato; le denunce (circa 6.000 all’anno) portano a un’archiviazione in oltre la metà dei casi, e i processi durano anni.
Lo stupro come arma di guerra
Bosnia (20.000-50.000 donne, 1992-95), Ruanda (250.000-500.000 in cento giorni, 1994), Congo orientale, Darfur, le yazide ridotte in schiavitù dallo Stato Islamico (vedi la schiavitù oggi), Tigrai, Ucraina dal 2022, Sudan dal 2023 — e, nella memoria italiana, le «marocchinate» del 1944 nel Lazio e in Ciociaria. I tribunali internazionali per il Ruanda e la ex Jugoslavia hanno riconosciuto nel 1998 e nel 2001 lo stupro come crimine di guerra, crimine contro l’umanità ed elemento di genocidio, e la Corte penale internazionale lo persegue dallo Statuto di Roma (art. 7 e 8). L’impunità resta quasi totale: le condanne si contano a decine per centinaia di migliaia di vittime.
I paesi che sono cambiati
L’altra metà della mappa si muove. Dal 2018 una ventina di paesi ha definito lo stupro con l’assenza di consenso e non con la violenza: Svezia (2018), Grecia, Danimarca (2020), Spagna (2022), Paesi Bassi (2024), Svizzera (2024), Francia (2025). In Italia la Cassazione applica da anni il principio del consenso, il Codice Rosso (2019) ha accelerato le procedure e inasprito le pene, e la riforma dell’articolo 609 bis che definisce la violenza sessuale come atto compiuto «senza il consenso libero e attuale» della persona, approvata all’unanimità dalla Camera nel novembre 2025, è passata all’esame del Senato. Le schede paese di Consenso danno la legge esatta e i numeri di aiuto di ogni Stato.
