L'infezione
I papillomavirus umani formano una famiglia di oltre duecento virus, di cui una quarantina infettano le mucose genitali e orali. Si distinguono i tipi detti a basso rischio, responsabili delle verruche genitali, e i tipi ad alto rischio, tra cui i tipi 16 e 18, all'origine della quasi totalità dei cancri del collo dell'utero e di una parte importante dei cancri dell'ano, della gola, della vulva, della vagina e del pene. L'infezione è così frequente da poter essere considerata una tappa banale della vita sessuale: in nove casi su dieci l'organismo elimina il virus in uno-due anni senza alcuna conseguenza.
I punti chiave
| Agente | Virus a DNA, oltre 200 tipi, una quarantina genitali |
|---|---|
| Tipi a basso rischio | 6 e 11: all'origine del 90 % delle verruche genitali |
| Tipi ad alto rischio | 16 e 18 principalmente: cancri del collo dell'utero, dell'ano, della gola |
| Eliminazione spontanea | Circa il 90 % delle infezioni in due anni |
| Screening | Test HPV su prelievo cervicale, dai 30 anni; autoprelievo possibile |
| Cura del virus | Nessuna: si curano le lesioni, non l'infezione |
| Vaccino | Sì, molto efficace, raccomandato dagli 11 anni per ragazze e ragazzi |
Come si trasmette
Il virus si trasmette per semplice contatto cutaneo e mucoso della zona genitale, senza che sia necessaria una penetrazione. È questo che spiega perché il preservativo, che non copre tutta la zona di contatto, protegga solo parzialmente — riduce comunque nettamente il rischio. La trasmissione attraverso i rapporti orali spiega l'aumento dei cancri dell'orofaringe legati all'HPV. Il contagio avviene in genere nei primi anni della vita sessuale.
I sintomi
Nella grandissima maggioranza dei casi l'infezione non dà alcun sintomo e passa del tutto inosservata. I tipi a basso rischio provocano condilomi: piccole escrescenze indolori, isolate o a grappolo, sulla vulva, sul pene, sullo scroto, attorno all'ano o nella vagina, che compaiono da qualche settimana a diversi mesi dopo il contagio. I tipi ad alto rischio non danno mai sintomi: lavorano in silenzio e vengono rilevati solo con lo screening.
Il test
Non esiste un test di screening validato nell'uomo. Nella donna, lo screening del cancro del collo dell'utero si basa ormai sul test HPV, più sensibile del Pap test classico: nella maggior parte delle raccomandazioni, un esame citologico ogni tre anni tra i 25 e i 29 anni, poi un test HPV ogni cinque anni tra i 30 e i 65. L'autoprelievo vaginale, ormai proposto in diversi paesi, permette alle donne che non fanno lo screening di eseguirlo a casa.
La cura
Nessuna cura fa sparire il virus in sé: se ne occupa il sistema immunitario nella grande maggioranza dei casi. Si curano le manifestazioni. I condilomi si curano con crema immunomodulante, azoto liquido, laser o chirurgia, con rischio di recidiva. Le lesioni precancerose del collo rilevate dallo screening vengono sorvegliate o rimosse con una conizzazione, un gesto semplice che impedisce l'evoluzione verso il cancro.
Senza cure
La persistenza di un tipo ad alto rischio per diversi anni può provocare lesioni precancerose e poi un cancro, principalmente del collo dell'utero, ma anche dell'ano, dell'orofaringe, della vulva, della vagina e del pene. L'intervallo tra l'infezione e il cancro è lungo, da dieci a vent'anni in genere: è proprio questo tempo a rendere lo screening così efficace.
La prevenzione
- La vaccinazione è raccomandata tra gli 11 e i 14 anni per ragazze e ragazzi, con recupero possibile fino ai 19 anni, e fino ai 26 anni per gli uomini che hanno rapporti con uomini.
- La vaccinazione è tanto più efficace quanto più precede i primi rapporti, ma resta utile anche dopo.
- Il vaccino non sostituisce lo screening: non copre tutti i tipi ad alto rischio.
- Il preservativo riduce il rischio senza annullarlo, perché la trasmissione avviene per contatto cutaneo.
Dopo la diagnosi
- Un test HPV positivo non è una diagnosi di cancro: segnala la presenza del virus, che il più delle volte sparisce da solo.
- Rispettare il calendario dei controlli indicato: è la persistenza del virus, e non la sua presenza, a contare.
- È impossibile datare il contagio: un test positivo non dice nulla sulla fedeltà di un partner.
- I partner non devono essere curati né sottoposti al test per l'HPV; in compenso lo screening del collo dell'utero deve continuare normalmente.
Da ricordare
Un risultato HPV positivo non permette mai di sapere quando né da chi provenga l'infezione. Il virus può restare latente per anni, e la sua scoperta in una coppia stabile non ha alcun valore di indizio di infedeltà.
Un po' di storia
Le verruche genitali sono descritte dai medici greci e romani — la parola «condiloma» viene dal greco per «nodulo» — e già associate ai rapporti sessuali. Nel 1842, a Verona, Domenico Rigoni-Stern nota che il cancro del collo dell'utero è quasi sconosciuto tra le religiose e frequente tra le donne sposate e le prostitute: la prima prova epidemiologica di una causa trasmessa sessualmente. Nel 1907 Giuseppe Ciuffo dimostra che le verruche si trasmettono con un filtrato privo di cellule, dunque con un virus.
Il Pap test, messo a punto da George Papanicolaou negli anni 1920-1940, fa regredire il cancro del collo dell'utero ovunque venga applicato, senza che se ne conosca ancora la causa. È Harald zur Hausen che, contro l'opinione dominante che accusava il virus dell'herpes, propone nel 1976 i papillomavirus, poi isola l'HPV 16 nel 1983 e l'HPV 18 nel 1984 in tumori del collo: insieme causano il 70 % dei casi. Riceve il premio Nobel nel 2008.
Il vaccino si basa su «particelle simil-virali», gusci vuoti senza materiale genetico, tecnica messa a punto nel 1991 da Ian Frazer e Jian Zhou a Brisbane, parallelamente a équipe americane. Il Gardasil è autorizzato nel 2006, l'Australia lancia il primo programma nazionale nel 2007, e il vaccino nonavalente arriva nel 2014. Nel 2020 l'OMS adotta una strategia di eliminazione del cancro del collo dell'utero; dal 2022 ammette che una sola dose protegge.
Le differenze tra paesi
Le cure sono le stesse ovunque, ma l'accesso, i programmi di prevenzione, la gratuità e le strutture competenti cambiano completamente da un paese all'altro. La pagina generale sulle IST indica dove fare il test e a chi rivolgersi.
