L'infezione
L'mpox, un tempo chiamato vaiolo delle scimmie, è dovuto a un orthopoxvirus vicino al virus del vaiolo. A lungo limitato ad alcuni paesi dell'Africa centrale e occidentale, ha conosciuto nel 2022 una diffusione mondiale inedita, essenzialmente all'interno di reti di incontri sessuali tra uomini. Una seconda ondata, dovuta a una variante diversa e più grave, ha portato a un nuovo allarme sanitario internazionale nel 2024 in Africa centrale e orientale. L'mpox non è classicamente annoverato tra le infezioni sessualmente trasmissibili, ma la via sessuale è diventata la sua principale modalità di trasmissione in diverse epidemie.
I punti chiave
| Agente | Orthopoxvirus, diversi cladi di gravità differente |
|---|---|
| Incubazione | 5-21 giorni, in genere una settimana |
| Contagiosità | Dalla comparsa dei sintomi fino alla caduta completa delle croste |
| Diagnosi | PCR su prelievo da una lesione |
| Cura | Essenzialmente sintomatica; antivirali riservati alle forme gravi |
| Vaccino | Sì, vaccino antivaioloso di terza generazione, due dosi |
| Durata dell'episodio | 2-4 settimane in genere |
Come si trasmette
La trasmissione avviene per contatto diretto e prolungato con le lesioni cutanee o le mucose di una persona malata, il che include in primo luogo i rapporti sessuali. Le goccioline respiratorie hanno un ruolo in un contatto prolungato faccia a faccia. Biancheria, lenzuola e asciugamani contaminati possono anch'essi trasmettere il virus. La trasmissione dalla madre al bambino è possibile durante la gravidanza.
I sintomi
L'episodio associa febbre, dolori muscolari, stanchezza marcata e linfonodi voluminosi — segno utile per distinguerlo da altre eruzioni. L'eruzione evolve da macule a vescicole e poi pustole che si scavano prima di formare croste. Nelle epidemie recenti le lesioni sono spesso localizzate nella regione genitale, anale e orale, a volte poco numerose, e possono accompagnarsi a dolori anali intensi o a difficoltà a deglutire. L'eruzione può precedere la febbre.
Il test
La diagnosi si basa su una PCR eseguita su un tampone della lesione: bisogna quindi farsi vedere durante la fase eruttiva. Davanti a lesioni genitali o anali, la diagnosi differenziale comprende la sifilide, l'herpes e altre infezioni: un controllo completo è giustificato. I test sierologici hanno poco interesse nella pratica corrente.
La cura
La gestione è prima di tutto sintomatica: antidolorifici, spesso necessari e a volte insufficienti in caso di interessamento anale o faringeo, cure locali, idratazione. Esistono antivirali, ma uno studio clinico condotto nel 2024 in Africa centrale non ha mostrato una riduzione della durata delle lesioni; il loro uso resta riservato alle forme gravi e alle persone immunodepresse, in un contesto specialistico.
Senza cure
La maggior parte degli episodi guarisce in due-quattro settimane. Le complicanze riguardano soprattutto le persone immunodepresse, in particolare quelle che vivono con un HIV non controllato, nelle quali le forme necrotiche possono essere gravi. Le altre complicanze riportate sono le sovrainfezioni cutanee, le cicatrici definitive, gli interessamenti oculari e, più raramente, interessamenti neurologici. I dolori anali possono essere invalidanti e giustificano una cura antidolorifica energica.
La prevenzione
- La vaccinazione con un vaccino antivaioloso di terza generazione, in due dosi, è raccomandata alle persone più esposte.
- Può essere somministrata anche dopo un'esposizione, idealmente entro quattro giorni, e fino a quattordici giorni.
- Il preservativo non basta: la trasmissione avviene per contatto cutaneo, al di là delle zone coperte.
- In caso di lesioni, evitare ogni contatto stretto e non condividere biancheria, asciugamani né lenzuola fino alla caduta delle croste.
Cosa è cambiato di recente
Un'ondata dovuta a una variante distinta ha portato l'Organizzazione mondiale della sanità a dichiarare un'emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale nel 2024, centrata sull'Africa centrale e orientale, con una parte importante di trasmissione non sessuale, in particolare tra i bambini.
Dopo la diagnosi
- Restare isolati dal contatto cutaneo stretto fino alla caduta completa delle croste e alla cicatrizzazione.
- Avvertire i partner recenti perché sorveglino la comparsa di lesioni e possano vaccinarsi.
- Fare uno screening completo delle altre infezioni sessualmente trasmissibili.
- Farsi vedere senza attendere in caso di dolori anali intensi, difficoltà a deglutire o interessamento oculare.
Da ricordare
Ogni lesione genitale o anale isolata, anche unica e poco impressionante, può essere un mpox. Non contate su un'eruzione generalizzata per fare la diagnosi: le forme recenti sono spesso molto localizzate.
Un po' di storia
Il virus è scoperto nel 1958 a Copenaghen, all'Istituto sierologico statale, in macachi di laboratorio importati per la ricerca sul vaccino antipolio — da qui il nome di «vaiolo delle scimmie», mentre il serbatoio naturale è costituito da roditori africani. Il primo caso umano è identificato nel 1970 in un lattante di nove mesi a Basankusu, nella Repubblica Democratica del Congo, nel momento in cui la campagna di eradicazione del vaiolo rendeva i medici attenti a ogni eruzione sospetta.
Per cinquant'anni la malattia resta confinata alle foreste dell'Africa centrale e occidentale, con qualche esportazione: nel 2003, 47 casi negli Stati Uniti a partire da cani della prateria contaminati da roditori importati dal Ghana. La Nigeria conosce una recrudescenza nel 2017. La fine della vaccinazione antivaiolosa, che proteggeva anche contro questo virus, lascia intere generazioni senza immunità.
Nel maggio 2022 il virus comincia a circolare in tutto il mondo, principalmente per contatto sessuale tra uomini: oltre 100 000 casi in un anno, emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale da luglio 2022 a maggio 2023, nuovo nome «mpox» adottato dall'OMS nel novembre 2022 per evitare la stigmatizzazione. Una seconda emergenza, dichiarata nell'agosto 2024 davanti a un clade più grave partito dalla RDC, è stata revocata nel settembre 2025. Il vaccino MVA-BN, autorizzato nel 2019, e l'antivirale tecovirimat sono gli strumenti attuali.
Le differenze tra paesi
Il contrasto è impressionante: il vaccino abbonda dove l'epidemia è debole, e scarseggia dove è più letale.
- Accesso al vaccino. I paesi ad alto reddito dispongono di scorte e propongono la vaccinazione alle popolazioni più esposte; nei paesi colpiti dall'ondata del 2024 le dosi sono rimaste a lungo insufficienti.
- Popolazioni interessate. Nell'epidemia mondiale del 2022 la trasmissione è avvenuta essenzialmente per via sessuale tra uomini; nell'ondata del 2024 in Africa centrale e orientale, una parte importante dei casi riguarda bambini e contatti domestici.
- Varianti. I cladi in circolazione differiscono per gravità, il che spiega tassi di complicanze molto diversi a seconda delle regioni.
- Antivirali. Uno studio condotto nel 2024 non ha mostrato una riduzione della durata delle lesioni, il che ha portato diversi paesi a riservare queste cure alle forme gravi.
- Isolamento. Le raccomandazioni sulla durata dell'isolamento variano, ma il principio è lo stesso ovunque: fino alla caduta completa delle croste.
