Origini multiple
La maggior parte dei nomi italiani viene da tre grandi fondi: ebraico attraverso la Bibbia (Giovanni, Maria, Michele, Elisabetta, Matteo), greco-latino (Alessandro, Sofia, Giulia, Marco, Elena, Lorenzo) e germanico portato da Goti, Longobardi e Franchi nell'alto Medioevo (Luigi, Roberto, Guglielmo, Matilde, Riccardo, Federico). Si aggiungono i nomi dei santi locali e delle devozioni — Rocco, Gennaro, Rosalia, Assunta —, gli apporti arabi in Sicilia e, più recentemente, i nomi anglosassoni, slavi o latinoamericani, che riflettono la storia delle migrazioni e delle influenze culturali.
Molti nomi sono in origine parole portatrici di senso: Sofia significa «sapienza» in greco, Chiara «luminosa» in latino, Fabio rimanda a una famiglia romana, Luigi a «combattente glorioso» in germanico, Alì a «elevato» in arabo. Questo significato non ha evidentemente alcun effetto sulla persona che lo porta — ma spiega spesso perché un nome è stato dato per secoli.
Il peso dei santi e del calendario
Per più di mille anni, la scelta del nome è stata, in tutto il mondo cristiano, largamente dettata dal calendario liturgico: si dava il nome del santo del giorno della nascita o del battesimo, oppure quello di un padrino, di una madrina, di un nonno. In Italia si aggiunge la regola, ancora viva in molte famiglie, di dare al primogenito il nome del nonno paterno. Questa tradizione spiega la scarsissima diversità dei nomi fino al XIX secolo: qualche decina di nomi copriva l'essenziale della popolazione, e un paese poteva contare una maggioranza di Giovanni e di Maria.
Mode che si misurano
La liberalizzazione della scelta (vedi cosa dice la legge) e la diffusione dei media hanno provocato un'esplosione della diversità: oggi si contano diverse decine di migliaia di nomi diversi attribuiti ogni anno, e i nomi più dati non rappresentano più che una parte infima delle nascite, là dove Maria copriva un tempo quasi un quarto delle bambine.
I nomi seguono cicli molto regolari, studiati in particolare dai sociologi Philippe Besnard e Guy Desplanques e, in Italia, dai lavori dell'Istat: un nome emerge in un ambiente sociale, si diffonde, culmina, poi declina quando diventa troppo diffuso — prima di riapparire due o tre generazioni dopo, quando nessuno lo associa più ai propri nonni. È ciò che spiega il ritorno di Giulia, Vittoria, Leonardo, Giuseppe o Emma.
Consultare le statistiche ufficiali
La maggior parte dei paesi pubblica un file dei nomi, tenuto dall'istituto statistico nazionale o dal registro di stato civile, con profondità storiche molto variabili. È l'unica fonte affidabile per sapere quante persone portano un nome, in quale epoca ha raggiunto il picco e quanti anni hanno oggi coloro che lo portano: vedi le fonti disponibili paese per paese.
