Una fonte unica e gratuita
Tutte le statistiche serie sui nomi vengono da un solo tipo di fonte: il file dei nomi pubblicato dall'istituto statistico nazionale o dal registro di stato civile, aggiornato ogni anno e il più delle volte scaricabile liberamente. Censisce i nomi attribuiti alla nascita, con il numero per anno e, a seconda dei paesi, per regione. Gli innumerevoli siti di «significato dei nomi» che mostrano curve riprendono tutti, direttamente o no, questi stessi file.
Cosa permettono di fare i dati
- Datare un nome. Ogni nome ha una curva caratteristica: un picco, una salita e una discesa. Conoscere l'anno di picco di un nome permette di stimare l'età probabile di chi lo porta a pochi anni di distanza.
- Misurare la rarità. Un nome può sembrare originale mentre è stato dato migliaia di volte nello stesso anno — o il contrario.
- Osservare le diffusioni regionali. Alcuni nomi restano molto marcati geograficamente: Sardegna, Sicilia, Alto Adige, Friuli.
- Seguire l'esplosione della diversità. È il fenomeno più netto del secolo: il nome più dato rappresentava più di un quinto delle nascite verso il 1900, contro circa l'1-2 % oggi.
Qualche precauzione di lettura
Le cifre grezze inducono facilmente in errore:
- Confrontare proporzioni, non numeri assoluti. Il numero di nascite annuali è molto variato: un nome dato 5 000 volte nel 1960 è meno diffuso, in proporzione, di 3 000 volte oggi.
- Attenzione alle varianti ortografiche. Sono contate separatamente: un nome spezzato in cinque grafie sembra raro mentre il suono è frequentissimo.
- I nomi attribuiti pochissimo (meno di una manciata di casi in una provincia) sono raggruppati in una categoria anonima per proteggere la vita privata: la coda della distribuzione non è quindi esaustiva.
- Le classifiche annuali pubblicate dalla stampa si basano a volte su stime parziali a inizio anno: le cifre definitive degli istituti statistici arrivano più tardi.
Il ciclo delle mode
I sociologi dei nomi hanno messo in evidenza una regolarità sorprendente: un nome si diffonde prima in certi ambienti, si generalizza, poi declina proprio perché è diventato troppo comune — prima di riapparire due o tre generazioni dopo, quando non evoca più i nonni ma i bisnonni. È questo meccanismo, e non il caso, che ha riportato Giulia, Vittoria, Leonardo o Giuseppe in primo piano.
