La differenza di età nella coppia

Due anni, dieci anni, venti anni: la differenza di età incuriosisce e fa discutere. Cosa dicono i numeri e gli studi, cosa non dicono, e le domande che contano davvero per una coppia.

Quante coppie hanno una differenza di età

Meno di quanto si pensi, e raramente grande. In Francia, nel 2012, tra le coppie formate da un uomo e una donna che vivevano insieme, l’uomo aveva in media due anni e mezzo più della compagna. Nel 56% delle coppie era lui il più grande, nel 30% i due avevano la stessa età con un anno di scarto al massimo, e nel 14% era la donna la più grande (Insee, 2016). La donna più grande era più frequente tra le coppie formate di recente che tra quelle formate negli anni Sessanta: l’Insee ha anzi intitolato il proprio studio all’aumento delle coppie in cui l’uomo è il più giovane. Tra i due partner, la differenza media è passata da 3,4 anni per le coppie formate negli anni Sessanta a 4,4 anni per quelle formate negli anni Duemila. È più ampia nelle coppie dello stesso sesso: circa cinque anni tra due donne, quasi otto anni tra due uomini.

Negli Stati Uniti la tendenza va nella direzione opposta: nel 2022 mariti e mogli avevano in media solo 2,2 anni di differenza, contro i 2,4 del 2000 e i 4,9 del 1880, e circa la metà delle coppie sposate ha più o meno la stessa età (Pew Research Center, 2024). Le grandi differenze restano l’eccezione, e sono più frequenti nei secondi matrimoni: il 56% degli uomini che si risposano ha una moglie più giovane di almeno tre anni, contro il 35% degli uomini al primo matrimonio.

Perché le differenze aumentano con l’età

La differenza dipende molto dal momento in cui ci si mette in coppia. Lo mostra bene uno studio europeo su quasi 36 000 persone, che hanno raccontato a che età avevano formato la coppia. Un uomo che si mette in coppia a 25 anni ha di solito una partner più giovane di circa tre anni; a 50 anni, una nuova partner ha in media otto anni meno di lui. Per le donne è il contrario: a 25 anni il partner ha in media tre anni più di loro, poi la differenza si riduce e dopo i 60 anni quasi scompare (Gottfried et al., 2024). Secondo gli autori contano sia preferenze radicate nel tempo sia il contesto: chi è ancora libero, a che età, e che cosa ci si aspetta da una coppia nelle diverse fasi della vita.

Le preferenze, del resto, non sono le stesse per i due sessi. Quando si chiede quale età accetterebbero in un partner, donne tra i 20 e i 60 anni preferiscono qualcuno della propria età, a prescindere dalla propria età e dal tipo di relazione immaginata. Gli uomini, invece, a qualunque età, immaginano per un’avventura o una fantasia una partner in età di avere figli e, per una relazione duratura, una partner più giovane di loro (Buunk et al., 2001).

La regola «metà della tua età più sette»

Circola ovunque: non si dovrebbe frequentare qualcuno più giovane della metà della propria età più sette anni (22 anni per una persona di 30, 32 anni per una persona di 50). È un detto popolare, non un risultato di ricerca: nessuno ha dimostrato che le coppie che la rispettano durino più delle altre. Ha però un merito, quello di ricordare che dieci anni di differenza non pesano allo stesso modo a 20 e a 50 anni. Tra i 18 e i 28 anni due persone non vivono la stessa vita; tra i 48 e i 58, spesso sì.

Cosa dicono gli studi sulla durata e sulla felicità della coppia

Un legame con il divorzio, difficile da quantificare. Uno studio americano su oltre 3 000 persone sposate o che lo sono state, dedicato soprattutto al costo del matrimonio, ha esaminato anche la differenza di età tra i coniugi (Francis-Tan e Mialon, 2015). Viene spesso citato per dire che più la differenza è grande, più il rischio di divorzio aumenta, con percentuali precise. Non è ciò che permette di affermare: misura l’età della persona intervistata meno quella del coniuge, e i suoi risultati differiscono a seconda dei modelli e dei sottogruppi. Non se ne può quindi trarre una regola generale secondo cui ogni differenza di età maggiore farebbe aumentare il rischio di divorzio. Le coppie con una grande differenza si distinguono anche per altri tratti (secondo matrimonio, ambiente, percorso di vita) che possono spiegare una parte delle rotture.

Un vantaggio iniziale che svanisce. Seguendo per anni migliaia di coppie australiane, due economisti hanno osservato che gli uomini sono all’inizio più soddisfatti con una moglie più giovane, e le donne con un marito più giovane. Ma la soddisfazione cala più in fretta nelle coppie di età diverse che in quelle della stessa età, tanto che il vantaggio iniziale scompare dopo sei-dieci anni di matrimonio. Queste coppie reggono anche peggio un colpo duro sul piano economico, come la perdita del lavoro (Lee e McKinnish, 2018). Una pista avanzata dagli autori: quando non si ha la stessa età, capita più di rado di avere le stesse priorità al momento di decidere insieme.

Quando la donna è la più grande. Tra le donne in coppia con un uomo, quelle con un partner più giovane si dichiaravano le più soddisfatte e le più impegnate nella relazione, davanti alle coppie della stessa età e a quelle in cui l’uomo è più grande (Lehmiller e Agnew, 2008). Lo studio riguarda solo donne in coppia con un uomo: è un indizio, non una regola.

Lo sguardo degli altri pesa. Gli stessi ricercatori hanno mostrato che più una coppia si sente disapprovata dalle persone intorno a sé, meno si impegna (Lehmiller e Agnew, 2006). Per una coppia con una grande differenza di età, la disapprovazione di famiglia e amici può dunque, a sua volta, pesare sulla relazione.

Salute, pensione e vedovanza: pensare al dopo

Uno studio su quasi due milioni di coppie danesi ha confrontato la mortalità in base alla differenza di età. Avere una moglie più giovane si accompagna a una vita più lunga per gli uomini; per le donne è il contrario: un marito più grande, e ancor più un marito più giovane, si accompagna a una mortalità più alta. Una donna il cui marito ha sette-nove anni meno di lei ha un rischio di morte superiore del 20% rispetto a una donna sposata con un uomo della sua età. L’autore riconosce che le ragioni di queste differenze restano poco comprese (Istituto Max Planck per la ricerca demografica, 2010).

Più concretamente, la differenza di età decide spesso chi si prenderà cura dell’altro, e per quanto tempo uno dei due vivrà da solo. Negli Stati Uniti la quota di vedove tra le donne di 65 anni e più è passata dal 45% del 2000 al 30% secondo un’analisi pubblicata nel 2024; nello stesso periodo, i mariti nettamente più grandi della moglie sono diventati meno numerosi (Pew Research Center, 2024). Pensione sfasata, salute, tutela del coniuge superstite: sono temi che si preparano meglio in due e per tempo (vedi Invecchiare in due e I soldi nella coppia).

Le domande da porsi in due

Tra un adulto e un minorenne, la questione non riguarda più soltanto la coppia: la legge fissa dei limiti, che variano da un paese all’altro (vedi Il consenso).

Domande frequenti

Quale differenza di età è ideale in una coppia?

Nessuna. In media, la soddisfazione cala più in fretta nel corso degli anni nelle coppie di età diverse che in quelle della stessa età, ma sono medie: coppie con una grande differenza durano una vita intera. Ciò che conta è che i progetti (figli, lavoro, pensione) vadano nella stessa direzione.

Dieci anni di differenza sono troppi?

Dipende dall’età. A 20 e 30 anni la differenza di vita è grande; a 45 e 55 anni lo è molto meno. Gli studi osservano soprattutto una soddisfazione che cala più in fretta quando la differenza è grande, senza dimostrare che ne sia la causa.

Una coppia in cui la donna è più grande può durare?

Sì. In Francia queste coppie erano più frequenti tra quelle formate di recente che tra quelle più vecchie, e in uno studio le donne più grandi del partner si dichiaravano le più soddisfatte e le più impegnate. In compenso subiscono più spesso lo sguardo degli altri, che pesa su tutte le coppie giudicate «atipiche».

Come rispondere alle osservazioni di chi ci sta intorno?

Meglio parlarne prima in due, per capire che cosa ferisce ciascuno, e poi rispondere insieme e con calma a chi conta. Una disapprovazione prolungata della famiglia fragilizza la coppia: meglio non lasciarla radicare nel silenzio.

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Testo preparato con un'intelligenza artificiale, riletto dalla redazione di AffectionPlus (metodo: Chi siamo). Un errore? Scriveteci.

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