La notizia in breve
Secondo Eurostat, la pensione media delle donne di 65 anni e più era inferiore del 24,5% a quella degli uomini nell'Unione europea nel 2024 (24,9% per la pensione mediana). Il divario va dal 5,6% dell'Estonia al 40,3% di Malta. Gli importi sono lordi e comprendono le pensioni di reversibilità.
Cosa dice Eurostat
Il 25 febbraio 2026 l’ufficio statistico dell’Unione europea ha pubblicato una breve nota sul divario pensionistico tra donne e uomini nel 2024. La sua constatazione sta in una frase: tra le persone di 65 anni e più, la pensione media delle donne era inferiore del 24,5% a quella degli uomini nell’insieme dell’Unione (Eurostat, 2026).
Eurostat presenta anche un secondo calcolo, basato sulla mediana, cioè il valore che separa la metà delle pensioni più alte dalla metà di quelle più basse. È meno sensibile a pochi importi molto alti o molto bassi. Con questa misura, il divario è del 24,9% (Eurostat, 2026). I due metodi raccontano dunque la stessa storia a livello europeo.
I numeri da ricordare
I divari variano molto da un paese all’altro. Per la pensione media, i più ampi sono a Malta con il 40,3%, nei Paesi Bassi con il 36,3% e in Austria con il 35,6%. I più piccoli sono in Estonia con il 5,6%, in Slovacchia con l’8,4% e in Ungheria con il 9,6% (Eurostat, 2026).
Per la pensione mediana, la classifica cambia. I divari più ampi sono in Lussemburgo con il 43,3%, in Spagna con il 41,1% e nei Paesi Bassi con il 39,6%. I più bassi sono in Estonia con meno 0,3%, il che significa un divario quasi nullo e perfino leggermente a favore delle donne, in Ungheria con lo 0,4% e in Danimarca con il 2,7% (Eurostat, 2026).
Eurostat sottolinea anche che media e mediana possono allontanarsi molto in alcuni paesi. In Danimarca, il divario calcolato sulla media supera di 12,9 punti quello calcolato sulla mediana, seguono il Belgio con 11,0 punti e l’Ungheria con 9,2 punti. In altri paesi accade l’opposto: il divario mediano è nettamente più alto di quello medio, di 11,9 punti in Spagna, di 10,6 punti in Lussemburgo e di 6,5 punti in Portogallo (Eurostat, 2026).
Come leggere questi risultati
Bisogna innanzitutto sapere che cosa misura questa cifra. Secondo la nota metodologica di Eurostat, si tratta della differenza in percentuale tra il reddito da pensione medio, o mediano, delle donne e quello degli uomini. Gli importi sono lordi, cioè prima delle trattenute. Comprendono le pensioni di vecchiaia, le pensioni di reversibilità versate ai superstiti e le pensioni regolari derivanti da regimi privati individuali (Eurostat, 2026). In altre parole, la cifra non confronta soltanto delle carriere: somma tutto ciò che una persona percepisce come pensione.
Inoltre, un divario del 24,5% non significa che ogni donna riceva un quarto in meno del proprio coniuge. È un divario tra due gruppi, calcolato sull’insieme delle persone di 65 anni e più. Non dice nulla sulla situazione di una coppia in particolare.
Infine, la nota di Eurostat descrive il divario, non lo spiega. Non ne illustra le cause, per esempio la durata delle carriere, il lavoro a tempo parziale o le interruzioni dell’attività, e non confronta i sistemi pensionistici dei paesi. Le differenze tra paesi non vanno quindi lette come una classifica delle politiche nazionali senza altre analisi. I dati riguardano inoltre l’anno 2024: offrono una fotografia, non una traiettoria.
Cosa cambia per chi legge
Quanto segue è commento, non fonte. Per una coppia, questa cifra ricorda che una decisione presa presto nella vita, come ridurre la propria attività per i figli o per seguire l’altro, può pesare per decenni, al momento della pensione. Quando uno lavora meno, guadagna meno oggi, ma versa anche meno contributi, e questo effetto non compare su nessun estratto conto prima della fine della vita lavorativa.
La cosa utile è dare un nome a questo costo presto, in due, invece di scoprirlo in pensione. Si può compensare in vari modi, per esempio con un risparmio a proprio nome, con un riequilibrio del patrimonio o con una clausola scritta, ma bisogna averne parlato. Le regole dipendono dal paese e dallo stato della coppia, sposata o no, e un notaio o un consulente previdenziale può chiarire la vostra situazione precisa.
Questa notizia non dice chi debba fare che cosa. Offre semplicemente una misura numerica, su scala europea, di un divario di cui molte coppie non hanno mai parlato insieme. Parlarne non è segno di sfiducia né un processo alle intenzioni: è un modo di proteggere entrambe le persone.
Cosa aggiunge la nostra pagina di approfondimento
La nostra pagina di approfondimento spiega come una coppia possa evitare che questo divario si allarghi. Mostra che le liti per i soldi ritornano soprattutto perché non si è mai detto che cosa il denaro rappresenti per ciascuno, e che i disaccordi finanziari predicono il divorzio più del livello di reddito. Confronta tre modi di ripartire le spese: tutto in comune, metà e metà rigoroso, oppure in proporzione ai redditi, che giudica il più equilibrato quando i redditi differiscono, con un conto cointestato per le spese e un conto personale ciascuno. Dedica un passaggio al lavoro non retribuito, il cui costo in pensione si compensa con un risparmio a proprio nome o con un riequilibrio del patrimonio, e ricorda che il controllo esclusivo del denaro rientra nella violenza economica. Vedi la pagina sui soldi di coppia.
Per approfondire
Questa notizia fa parte di un tema più ampio, che la nostra pagina I soldi nella coppia tratta nel dettaglio.
